(di Mirko De Frassine) – Come sempre rimango invaghito da articoli curiosi che di sfuggita leggo sui giornali e ultimamente devo dire me ne capitano parecchi! Si parla di ‘Economy Sharing’, condividere l’economia. Quando si parla di condivisione le orecchie si alzano a tutti! Come non potrebbero venire in mente personaggi storici quali Gandhi o Martin Luther king? O di personaggi che hanno dato via tutto (mi viene in mente Shindler) in cambio di vite umane salvate tanto da confermare come lo sciacallaggio umano nei confronti della sua specie sia sempre pronto a mettere alla prova ogni singolo uomo! La condivisione, però, sembra una cosa assai lontana dall’essere condizione d’obbligo per la civiltà umana! Sopraffazione e superiorità sono da sempre non tanto armi per raggiungere qualcosa ma, ancor più triste, obbiettivi da raggiungere.
Nel 2014 che solo a nominarlo, almeno per me sembra una data di un futuro lontano, il concetto di condivisione deve essere al centro di ogni cosa. Per quanto la tecnologia stia facendo passi da gigante e di pari passo l’uomo stia facendo una regressione incredibile a livello culturale, il concetto di condivisione forse resta una delle ultime speranze per un cammino diverso.
Non sono qui a parlare di social network ma voglio soffermarmi su alcuni fenomeni che si stanno espandendo nel mondo esponenzialmente. Crowdfunding, Bartering e social sharing su vari fronti stanno sorprendendo un sistema che inevitabilmente perderà la sua battaglia di ostracismo sfrenato alla novità condivisa.
Kickstarter e Indiegogo sono due esempi di crowdfunding fantastici: invenzioni e idee vengono messe su queste piattaforme e le persone in rete decidono se finanziarle anche con pochissimo ottenendo qualcosa in cambio. Mi viene da citare la piattaforma Experiment, rivolta a condividere progetti scientifici, che in America sta prendendo sempre più consistenza e credo possa essere un’interessante idea da promuovere anche in Italia dove idee e soprattutto conquiste scientifiche non mancano! Forse in questo caso, chiamiamolo così, manca un po’ di intelligenza o forse ce n’è troppa, nel condividere le cose in cui siamo maestri!

Ma continuo a leggere i giornali e mi soffermo su come le persone, le folle siano così facilmente fragili da essere distolte da tutte queste possibilità! Un mio vecchio amico, Gustav Le Bon tra l’altro fu uno di quelli che inventò la psicologia sociale e il suo scritto più importante ‘La psicologia delle masse’ non a caso fu oggetto di attenta lettura da parte di gente come Lenin, Stalin e persino Hitler. Perché non utilizzare queste letture per muovere le coscienze delle masse e non per sottometterle? E qui parliamo del 1900! Eh sì! Un po’ di anni fa!
Sharing economy, sharing economy! Devo ripetermelo forte in mente perché altrimenti penso sempre a quell’altra parola che meno mi piace: Banche! Banche! Il problema di questa modernità è proprio il circolo vizioso creato da un sistema che ormai si regola solo su se stesso. Non sussurriamo a un banchiere la parola sharing economy che sicuramente non potremmo permetterci mutui per i prossimi 50 anni!
Perché fa tanto paura la condivisione? Fenomeni come Blablacar, la piattaforma per la condivisione di un posto in auto per viaggi a basso costo, o Gnammo, il social eating per eccellenza, dove incontri le persone nel loro giardino di casa per assaggiarne la cucina.

Ma non finisce qui! Perché proprio ieri ho beccato un banchiere a origliare in un pub frequentato da manager e poi l’ho visto chiedere ad uno di questi mentre usciva, cosa fosse quella terribile parola da loro pronunciata:’Bartering‘! Mi è venuto da ridere!
L’ho avvicinato e gli ho parlato per un po’ in modo garbato, chiedendogli in primis come sia possibile che nel 2014 la maggior parte delle banche finanzino ancora armi da guerra e mine antiuomo più di quanto finanzino start up e innovazione! Subito però, mi sono pentito! Mi è tornato in mente come già avevo detto in altra occasione, la battaglia per mantenere la storia dell’arte nelle scuole, o i tagli al sociale e alle associazioni e ancor più frustrante di tutto il casino creato intorno alla piattaforma Airbnb. Sì! Dopo che mi è tornata alla mente quella faccenda mi sono sentito ridicolo solo per aver pensato di ottenere risposte valide da quel tipo!
La piattaforma Airbnb ha scatenato le proteste di intere nazioni per la capacità di fare sharing di alloggi e abitazioni tra privati. Addirittura ad Amsterdam tempo fa scoppiò un vero e proprio caso su questa piattaforma poiché tutti mettevano a disposizione di tutti alloggi e quant’altro a scapito del turismo ‘vero’!

Me ne torno a casa e penso a quanto sia difficile parlare non di innovazione ma di condivisione in un periodo ricco di tecnologia e cultura a portata di mano. Eppure le persone parlano sempre di meno e usano la tecnologia per frivolezze tanto da farmi avvertire un focoso bisogno di costruire reti sociali e condividere per necessità, come nel passato, in società immerse nella semplicità dei rapporti e del vivere quotidiano!